L’AI sta omologando tutti i nostri contenuti?

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E’ arrivato il momento anche per Solferino 3 di parlare di intelligenza artificiale. In particolare, ci interessa sapere qual è il suo ruolo o effetto all’interno dei contenuti che creiamo. Una delle doti regine da sempre richieste per chi lavora all’interno della comunicazione, che sia più affine al copywriting, alla comunicazione visiva o a contenuti specifici per i social media, è la creatività.

Ma se l’AI può facilitare il lavoro di tutte le figure coinvolte in questo processo di creazione, attraverso automazione, ispirazione o velocizzazione di alcuni passaggi, non c’è forse il rischio che i prodotti creati con l’ausilio di questi strumenti, perdendo quella componente di “fatto a mano” -seppur parlando di un oggetto digitale- e imprevedibilità, finiscano per assomigliarsi tutti tra di loro? E quali sono gli strumenti più usati e comuni, in grado di validare questo timore?

Un pretesto per ripercorrere  gli strumenti a disposizione e capire se veramente usare tool così diffusi nella comunità digitale abbia l’effetto di erodere parte dei singoli caratteri e peculiarità.  

Quali sono gli strumenti AI più usati per creare contenuti

Nonostante l’intelligenza artificiale faccia ormai parte della quotidianità di tantissimi utenti digitali, dall’organizzazione di viaggi al tempo di cottura delle uova sode, dalla trama originale dell’Odissea a questioni più esistenziali, i vari motori ormai disponibili a livello gratuito e base o anche premium possono essere usati, come effettivamente accade, come strumenti professionali per la creazione di contenuti e prodotti.

Abbiamo preparato una lista degli usi indicativi per i quali sono stati previsti questi strumenti, anche se ogni utente e professionista ne fa un uso singolare e soggettivo a seconda del bisogno. Non si tratta quindi di un’indicazione tassativa né esaustiva, ma una panoramica utile magari per chi si approccia o desidera diversificare l’uso all’AI in ambito professionale, prima di conoscerla a fondo e farne un uso personalizzato e più istintivo: 

AI_creazione contenuti

  • Chat Gpt: trai i più usati e tra i primi ad emergere in massa tra gli user, questo chatbot multitasking non solo viene usato per cercare informazioni utili nella vita quotidiana, andando in parte a sostituire il ruolo dei motori di ricerca, ma ormai fa parte degli attrezzi essenziali per la creazione di contenuti. Per evitare che l’utilizzo di questo tool creato da Open AI renda i nostri contenuti riconoscibili in quanto prodotti da esso, è consigliato attingere soltanto idee e informazioni, dopo averle verificate, non direttamente parole.
  • Gemini: figlio di Google, integra ricerche sul browser, workspace o cloud, per essere coinvolto in modo immediato in tutti i processi di lavoro al pari di ChatGPT in quanto allenato sulla base di una quantità enorme di dati.
  • Copilot: nato sempre in casa Open AI e basato su GPT, lo stesso modello di apprendimento linguistico di Chat GPT, ma oggi integrato nei sistemi Windows e in particolare nei programmi tipicamente utilizzati sul lavoro come Word, Excel, insomma il famoso pacchetto Office, è efficace e avanzato sia per la creazione di contenuti testuali, visivi e codici di programmazione, in tempo reale
  • Perplexity AI: il focus è sulla ricerca più che sulla creazione di contenuti, fornendo insieme alle risposte fatte dall’utente, le fonti dalle quali sono state attinte
  • Claude: intelligenza artificiale sviluppata da Anthropic è specializzata nella produzione e analisi di testi, molto utile anche nell’analisi dei dati per il marketing lavorando direttamente sui report delle campagne dopo aver fornito un contesto preciso e gli obiettivi da raggiungere

Quelli appena elencati sono i più utilizzati al momento, ma la lista può continuare a lungo, se prendiamo in considerazione i servizi più specifici, come Writesonic, per l’ottimizzazione dei testi in chiave seo, oppure quelli più avanzati e a pagamento, come Dall.e, servizio compreso nella versione premium di Chat Gpt per la realizzazione delle immagini.

Sempre per contenuti grafici, Nano Banana e Veo, sviluppati da Google e integrati in Gemini. Infine, per immagini dal carattere più artistico e meno realistico, è molto utilizzato anche Midjourney, basato su un server di Discord, è gratuito ma dalle richieste limitate senza la sottoscrizione di un abbonamento.

I contenuti digitali creati con AI si assomigliano davvero tutti?

Riprendiamo la domanda che abbiamo posto all’inizio, alla luce degli strumenti menzionati, i più usati in ambito professionale ma non solo: l’intelligenza artificiale sta rendendo tutti uguali i nostri contenuti? 

Questo rischio è concreto, soprattutto se ad accomunarli sono i medesimi strumenti. In questo modo viene eliminata la componente di pensiero singolo, lo sforzo creativo derivante da una mente particolare, togliendo il principale elemento diversificante per i contenuti, in favore di “un’anima” che risulta sicuramente più omogenea da un lavoro all’altro. 

La scrittura, il  processo di ideazione perdono progressivamente valore e riconoscibilità del brand, per concentrarsi maggiormente sulla performance.

AI-Chat Gpt

A fare una differenza in questo scenario può essere il giusto prompt – il comando che viene dato dall’utente per attivare il lavoro dell’AI-  all’interno del quale indicare, oltre a parametri neutri come ad esempio la lunghezza, informazioni invece più determinanti per l’effetto in grado di sortire da parte del risultato finale, come pubblico di riferimento,  tono di voce, canale o piattaforma di destinazione, obiettivo di quel contenuto.

Ma anche provando a caricare di un carattere più umano un contenuto creato con intelligenza artificiale, sarà sempre il prodotto risultante da una combinazione di qualcosa già elaborato in precedenza, e facilmente seguirà pattern ricorrenti. 

In quali casi è meglio usare l’AI?

La premessa necessaria, in questo caso, ora sostenuta dall’articolo 99 del Regolamento Europeo AI Act che impone di segnalare esplicitamente i deepfake, è che si parla naturalmente di un ulteriore ambito in cui il parametro ultimo deve essere sempre il buon senso, non facendone uno strumento di disinformazione mistificazione volontaria della realtà. 

Nonostante questi rischi l’AI risulta e rimane una risorsa utilissima e ormai fondamentale in tutte quelle situazioni in cui il  lavoro non richiede una componente emozionale e creativa, ad esempio quando si parla di raccolta, monitoraggio e interpretazione dei dati, oppure di programmazione manuale di siti web, correggendo errori e automatizzando la scrittura di parte del codice, ricorrendo ad essa il meno possibile per quanto riguarda copy o contenuti grafici. 

In caso contrario si avranno effettivamente dei profili molto simili tra loro nel momento in cui siano accomunati dai medesimi tool di intelligenza artificiale che tenderanno a produrre contenuti oggettivamente corretti secondo la richiesta di chi li utilizza, ma  standardizzati tra di loro. 

Senza avere una risposta definitiva ci limitiamo così a fornire il nostro punto di vista e cioè che non è necessario rinunciare del tutto a questi strumenti, anzi fondamentali per rimanere al passo e competitivi per tutti i passaggi automatizzabili e per le componenti più strettamente strategiche della comunicazione. 

Se l’AI svolge infatti un preciso e singolo compito in un dato momento, non sarà mai in grado sostituire il potenziale complessivo di un essere umano, motivo per cui, per contenuti che non suonino artificiali e senza anima, pensiamo sia più indicato farsi guidare da un’ispirazione libera per quanto riguarda il vero e proprio content, più autentico quanto più fatto di storie e unicità. 

 

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