Il fenomeno delle web series inserito nel marketing

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Le serie tv sono qualcosa con cui ormai tutti noi abbiamo molta familiarità. Da quelle più virali ai prodotti più di nicchia, si portano dietro l’etichetta di “tv” anche se raramente ormai vengono trasmesse in televisione in quanto media, ma sempre più quasi solamente come supporto per servizi di streaming digitale come Netflix, Prime video, Disney + per citarne alcuni.

Ma oggi parleremo di web series. L’argomento di cui ci vogliamo interessare questa volta è infatti un prodotto affine alle serie tv, nella finalità dell’intrattenimento, ma che si differenzia per contenuti, toni e in un certo senso anche nella forma. Le web series esistono ormai da anni, ma nei più recenti sono utilizzate come strumento di entertainment e allo stesso tempo veicolo di contenuti pubblicitari, seppur in modo indiretto.

Grazie alle proprie caratteristiche di brevità e facilità di fruizione sono il prodotto ideale per arrivare dritti ad un pubblico composto principalmente da Gen Z, meno coinvolti dai media tradizionali come televisione, radio o giornali.


Un formato, quello video, che strizza l’occhio anche ai Millennials, nostalgici dell’epoca di Youtube, dove i veri creators prima di lasciare la scena ai giovani tiktoker erano appunto gli youtuber, ancora presenti nel panorama digitale ma forse appartenenti a nicchie di appassionati a differenti temi, dal gaming, al cinema e al makeup con formati di più lunga durata. 

Un cambiamento da approfondire all’interno del mondo della comunicazione ma anche in quello dell’intrattenimento, che ibridandosi a vicenda con i reciproci linguaggi si evolvono  e rinnovano. Questa novità deriva principalmente dalla necessità dei brand di trovare spazi promozionali alternativi, diversi da quelli tradizionali, per raggiungere ancora più fasce di pubblico. Vediamo quindi cosa c’è da sapere sul fenomeno delle web series nel marketing. 

Le web series branded

Come già detto, le web series non rappresentano un linguaggio nato unicamente al servizio di marketing e comunicazione, anzi. E’ degli anni 90 la loro ascesa come linguaggio agile e poco impegnativo, trattandosi di una storia suddivisa in episodi, derivata dalle tradizionali fiction. 

Se quindi uno dei meccanismi più noti e diffusi di questa forma di intrattenimento è l’engagement dello spettatore in grado di tenerlo “incollato” allo schermo episodio dopo episodio, potrebbe essere questa capacità tipica di questa forma di racconto ad aver attirato l’interesse dei brand. Sfruttare questa modalità contro le micro attenzioni catalizzate interamente dai brevi contenuti social potrebbe essere una mossa vincente che in molti hanno già sperimentato.

Non solo, anche la possibilità di fruire questi contenuti ovunque, non soltanto nella staticità di un televisore ma soprattutto attraverso lo schermo di smartphone, tablet e altri dispositivi mobili.

Vediamo alcuni esempi.  

Web series branded: I creativi di Unieuro

Dello scorso anno è la web serie “I creativi di Unieuro” capace di totalizzare oltre 13 milioni di visualizzazioni. Il formato, 9:16, dice quasi tutto: è fruibile principalmente su TikTok, con conseguente pubblico primario appartenente alla Gen Z. Tuttavia è disponibile anche sul sito stesso del fornitore di elettrodomestici e naturalmente su youtube, genitore di tutte le piattaforme di video. 

 

@unieuroEp.2: l’analisi dei commenti♬ suono originale – Unieuro

Analizzando questo prodotto notiamo un numero “giusto” di episodi, 12, quindi non troppi da annoiare lo spettatore con contenuti ridondanti, ma abbastanza per appassionarlo. Ma soprattutto la durata è ideale: un minuto circa per ciascuno, da guardare in un momento qualsiasi, sui mezzi pubblici, in un momento di pausa o di attesa tra gli impegni quotidiani.

In quanto al contenuto, i toni sono ironici, mettendo in scena in modalità parodica ma non esagerata i tratti tipici e più stereotipati di un’agenzia di comunicazione, qui il  reparto creativo di Unieuro, come può forse suggerire il titolo: dal brief alla deadline, dallo stagista all’out of office. Il tutto arricchito dalla presenza di guest star come Andrea Delogu, lo chef Edoardo Franco e naturalmente l’idolo di Tik Tok del momento: Gerry Scotti. 

Web series branded: Chi ha rubato l’ultima coppa del nonno?

Proprio grazie allo Zio Gerry ci colleghiamo ad un’altra web serie che ha ottenuto un recente successo.“Chi ha rubato l’ultima Coppa del Nonno?” dell’omonimo brand di gelato. La serie, che in questo caso ha al centro un giallo, riprende molti aspetti dell’esempio precedente: brevità, ospiti speciali ancora più numerosi e provenienti da diversi contesti, dal web alla televisione e ovviamente il prodotto al centro della narrazione.

 

 

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La retention e il coinvolgimento in questo caso sono state assicurate dalla suspense e dall’annuncio del “colpevole” della storia entro una data precisa. I più curiosi non avranno quindi potuto evitare di seguire episodio dopo episodio fino alla fine, portando questi contenuti a raggiungere anche qui dei numeri notevoli, oltre 20 milioni di visualizzazioni. 

Il futuro della pubblicità

Non sono questi gli unici esempi di branded entertainment di successo: il recente “Così come siamo” di Birra Moretti, in cui le caratteristiche ricorrono al pari dei simili, tra protagonisti noti e provenienti da contesti differenti, e un contenuto leggero e spensierato.

Oppure Ouverture Of Something That Never Ended, sette episodi diretti dall’ex direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele e Gus Van Sant, uno storytelling alto e sofisticato che sparge qua e là impronte della casa di alta moda , in cui il formato di 15 minuti circa ciascuno è decisamente più lungo ma ugualmente fruibile, soprattutto da parte di un pubblico appassionato dal tema.


E la lista potrebbe continuare, anche perché saranno sempre di più i contenuti in questo senso. Trascurare lo spostamento di gran parte del pubblico dai media tradizionali alle piattaforme sarebbe un modo certo per bucare gran parte dell’attenzione desiderata. E questo lo capiamo anche dal cambiamento di stile e contenuto mostrato in molte delle pubblicità destinate alla televisione, più orientate allo storytelling di valori e contesti di riferimento che alla descrizione del prodotto vero e proprio (di successo o no, vedasi il caso Esselunga). 

Se quindi per ora abbiamo assistito soltanto ad esperimenti fortunati e ancora abbastanza isolati nel settore pubblicitario, i numeri e la qualità saranno probabilmente, sempre più alti.

 

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