Il Festival di Sanremo e il rebranding (in)consapevole

Sanremo
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Da molti è stata definita ormai la settimana santa, e non stiamo parlando di quella di Pasqua. Ma di quella del festival di Sanremo. Da martedì a sabato, rappresenta uno degli eventi televisivi più seguiti dalla popolazione, con una prima serata che ha toccato livelli di share oltre il 65%. Ma non è sempre stato così, almeno per un po’. Soprattutto la fascia di utenti più giovane non era così interessata alla manifestazione musicale, ma da qualche anno è sembrato esserci un’inversione di tendenza. E perchè interessarci a questa dinamica se non c’entrasse anche e soprattutto la nostra tanto amata dimensione digitale?
Certo, molto di tutto ciò ha anche a che fare con la partecipazione di artisti provenienti dai talent o molto seguiti sui social, di cui un esempio palese è il successo che sta avendo Geolier in questa edizione. 

Da un po’ di anni ormai la dimensione mediale tradizionale, rappresentata da Televisione e Radio, con una conduzione meno formale, è spesso affiancata da quella dei social media e di internet, secondo un fenomeno chiamato second screen. Il secondo schermo appunto è quello dello smartphone.

C’è poi una seconda commistione, analoga e con alcuni punti in comune a quella con i social media, che potrebbe aver dato nuova linfa al seguito del Festival: il Fantasanremo.
Storia di un successi calcolato o un’involontaria combinazione di fattori che ha dato comunque vita allo stesso finale?
Non abbiamo una risposta sicura, ma vogliamo comunque provare ad analizzare questo fenomeno.

Sanremo e il rilancio dei social

Senza entrare nel merito del contenuto e della costruzione del Festival di Sanremo, non c’è dubbio che ci sia stato il tentativo di portare una ventata di aria fresca all’interno della manifestazione. Cantanti giovanissimi adorati dai più giovani, affiancati da pochi ma ben scelti rappresentanti della storia della musica. Bonus, gli idoli dei millennials, che ora trentenni rivedono gli artisti che li hanno accompagnati da un millennio all’altro nella loro adolescenza nel tentativo di dare nuova linfa alla propria carriera, spesso con successo (vedasi Paola e Chiara nell’ultimo anno).

Accontentare tutti con un focus sulla generazione x, in grado di compiere il rilancio. Se aggiungiamo la serata delle cover/duetti viene amplificato questo effetto misto tra nostalgia e concessione a salire su una scena così importante a chi è ancora acerbo per la gara ufficiale ma già famoso fuori dal palco.

Ma veniamo a ciò che, al di là della musica stessa, ha contribuito ad allargare sensibilmente il pubblico del Festival. Anche chi dovesse perdersi la diretta televisiva dell’evento, ha a disposizione un gran numero di canali, anzi di piattaforme social, per recuperarne i momenti salienti. Instagram e Tik Tok per la versione video breve delle esibizioni più apprezzate. Oppure per scoprire in tempo reale i dietro le quinte degli artisti, attraverso le stories, ma anche i post in collaborazione con i brand che hanno vestito i cantanti in gara e non.

Anche la moda, dopo la musica, è protagonista a Sanremo, dando il via ad un discorso che amplifica quello attorno alla gara canora vera e propria. Ma primi fra tutti, durante un evento di questa portata e così tanto seguito -la serata dei duetti ha toccato il record di uno share del 67.8%, equivalente a 11 milioni e 900mila spettatori collegati- dominano i contenuti brevi come Tweet (non ci siamo ancora rassegnati a chiamarlo X) e post del recentissimo Thread. 

I brevi commenti istantanei vengono pubblicati in contemporanea alla gara e ai momenti che si succedono rapidamente, a distanza di pochissimi secondi dall’avvenimento in questione.
E non soltanto i testi, ma regnano sovrani i meme. Cosa li rende così efficaci nel condividere un significato e capaci di diventare virali in pochi istanti?

Il potere dei meme

Per rispondere alla domanda formulata poco fa siamo partiti dalla base: che cosa sono i meme che utilizziamo quotidianamente? Si tratta nella maggior parte dei casi di frasi e immagini provenienti dalla cultura generale, fatta di attualità, film e serie tv, il cui contenuto è chiaro e condiviso. Li usiamo per raccontare o meglio ironizzare sulla realtà, veicolando un messaggio semplice e comprensibile alla prima rapida lettura. Ad aiutare questo passaggio di significati ci sono delle immagini, che nel caso del Festival di Sanremo diventano parte della cultura condivisa, dall’edizione corrente in avanti.

Le espressioni spiazzate di Amadeus, un acuto un po’ ridicolo, la frase di una canzone che si presta a descrivere situazioni ambigue. Su questi dettagli si è basata la nostra interpretazione, e quella di centinaia di soggetti, già dopo la prima sera del Festival e per quelle a seguire. Se cantassimo noi quelle canzoni, che significato avrebbero nella nostra quotidianità? Ecco alcuni esempi firmati Solferino 3.

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Il Fantasanremo

A concorrere al riavvicinamento al Festival della canzone italiana che i MIllenial hanno definito “la settimana ideale per i quarantenni che per cinque giorni non sono costretti a trovare una scusa per non uscire” c’è anche il Fantasanremo. Per chi non lo sapesse, è una competizione virtuale nata nel 2020 come semplice gioco, in parte scollegato dalla gara ufficiale in quanto non necessariamente il primo classificato coincide. A contare veramente sono i comportamenti, l’abbigliamento e anche ciò che succede fuori dal palco, portando punti o penalità ai soggetti scelti per la propria squadra. 

Criticato da alcuni come fenomeno che ha reso il comportamento degli artisti sul palco omologato e un finto contentino per gli spettatori. Al di là del giudizio morale è innegabile il suo effetto da cassa di risonanza con 4 milioni e 200mila iscritti. Non più una visione distratta e di sottofondo, ma attentissima al comportamento dei soggetti per riuscire a prevedere l’impatto di bonus e malus. Un gioco semplice e aleatorio, che ha finito per coinvolgere tutte le fasce di età (leghe di madri e figli tratte da una storia vera). Una componente ludica che forse mancava fino a questo momento, ma solo per il gusto di farlo, dal momento che non si vince nulla, o quasi.

I brand hanno finito per implicarsi nel Fanta, diventando sponsor, aprendo le proprie leghe e mettendo premi in palio per i vincitori all’interno della propria. Un’occasione che alcuni hanno saputo sfruttare meglio di altri, dimostrando che tutto può contenere dello spazio sfruttabile quale contenuto pubblicitario, se si trova il posto giusto in cui inserirsi in modo geniale. 

Tutta un’altra faccia dunque per un evento che veniva considerato appannaggio delle generazioni più adulte, retaggio di un tempo passato e di una televisione pubblica fin troppo distante dai gusti dei più. Non ci sembra che sia tutto frutto di un rebranding consapevole, che pur è in parte avvenuto, ma un concorso di fattori che sono uno la conseguenza dell’altro, passanti per la nostra amata dimensione digitale. 

Chi vincerà questa edizione del Festival di Sanremo? Manca poco per scoprirlo, ma nel frattempo, abbiamo formulato alcune previsioni.

@solferinotre Ecco i nostri vincitori di #sanremo ♬ suono originale – SolferinoTre